dalla Liguria al Sudtirolo
Carla Giacomozzi nel volume "Nella memoria delle cose" presenta alcune importanti fonti archivistiche riguardanti il Lager di Bolzano. Tra qeste si trovano anche due documenti di Zita Calzetta. Uno é il documento di rilascio dal campo l’altro indica la sosta di Zita a Brescia dove nel maggio 1945 la curia vescovile aveva orgnaizzato il centro informazioni per rimatriandi italiani che liberati nel campo di concentramento e di lavoro nel Reich valicavano il Brennero e cercavano di tronare nelle proprie case. Tali centri gestiti nelle cittá del nord dalla Pontificia Opera di Assistenza erano gli unici punti di primo aiuto medico, finanziario e alimentare per migliaia di connazionali che rientravano in Italia dopo lunghe assenze erano gli unici punti di primo aiuto medico, finanziario e alimentare per migliaia di connazionali che rientravano in Italia dopo anni o mesi di assenza, dovuta a deportazione civile, internamento militare o lavoro coatto. Zita partí da Brescia il 6 maggio 1945 non sappiamo se avese impiegato 6 giorni per coprire a piedi il tragitto da Bolzano a Brescia o si fosse fermata per qualche giorno. A Brescia il suo nome fu registrato dal centro Informazioni e con questo lasciapassare fu autorizzata a proseguire verso La Spezia.
Zita ricevette la notzia della morte del marito solo nell’agosto 1946
Carla Giacomozzi , “Nella memoria delle cose”, 2009 (pp. 188-190).