di Martha Verdorfer
§4 dell’ordinanza recitava:
“Chi non ottempera all’ordine di presentarsi per la registrazione o la visita di leva, oppure non dà seguito alla chiamata alle armi, si sottrae ad essa mediante fuga o mediante un danno intenzionalmente arrecato alla propria salute, oppure tenta di sottrarvisi, è punito con la morte. Nei casi meno gravi può essere inflitta la reclusione fino a dieci anni. Le stesse pene si applicano anche ai complici. Fino alla cattura degli accusati del reato o della complicità, possono essere arrestati i loro familiari, vale a dire la moglie, i genitori, i figli di età superiore ai 18 anni e i fratelli conviventi con l’autore o il complice.”
orig. „Wer dem Befehl, sich zur Erfassung oder Musterung zu stellen, oder wer dem Einberufungsbefehl nicht Folge leistet, sich demselben durch Flucht oder durch absichtlich herbeigeführte Schädigung der eigenen Gesundheit entzieht, oder sich zu entziehen versucht, wird mit dem Tode bestraft. In leichteren Fällen kann auf Zuchthaus bis zu zehn Jahren erkannt werden. Die gleichen Strafen treffen auch die Mittäter. Bis zur Ergreifung der der Tat oder Mittäterschaft Beschuldigten können dessen Familienangehörigen, und zwar die Ehefrau, die Eltern, die Kinder über 18 Jahren und im gemeinsamen Haushalt mit dem Täter oder Mittäter lebenden Geschwister festgenommen werden.“
Da questa ordinanza furono colpite soprattutto le donne. In un elenco delle “Vittime altoatesine del nazionalsocialismo” del novembre 1945 sono riportati i nomi di 67 donne che, a causa di questa ordinanza, furono internate nelle carceri oppure nel campo di transito di Bolzano. In realtà, il numero potrebbe essere stato leggermente più alto. La Sippenhaft non fu applicata ovunque allo stesso modo, ma la sua applicazione dipendeva in larga misura anche dalle autorità locali, come i sindaci nazionalsocialisti o i capi dei gruppi locali. Così, ad esempio, in Val Passiria, dove complessivamente vi furono numerosi disertori, la Sippenhaft fu applicata in modo radicale a San Leonardo e a Moos, ma non a San Martino. La propaganda nazionalsocialista cercò, attraverso la minaccia della Sippenhaft, di indurre i disertori e gli obiettori di coscienza a consegnarsi. Le donne che si trovavano nel campo, tuttavia, non lo volevano. Esse accettarono la Sippenhaft come parte della loro resistenza contro il regime, così come in precedenza avevano già, in molti casi, sostenuto i loro familiari disertori portando loro viveri, coperte, medicinali e soprattutto anche informazioni nei nascondigli.